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Dura lex sed...


Articolo 18: tu cosa hai capito?


Ammortizzatori, indennizzi, cause legali. Capirci qualcosa è davvero complicato, affidatevi agli avvocati esperti del nostro circuito. Intanto, cerchiamo di chiarirvi alcuni passaggi della riforma



articolo18 Riforma dell`Articolo 18, cosa si è riuscito a capire? Tra licenziamenti, ammortizzatori, motivi economici e non, non è facile districarsi. Di sicuro, quel che potreste fare in caso di problemi è contattare uno dei nostri esperti avvocati (che ovviamente vi riserverebbe una speciale tariffa).


Abbiamo provato a riassumere - da una serie di articoli sull`argomento - quale potrebbe essere lo scenario in caso di licenziamento per motivi economici, il caso più discusso al momento.


Innanzitutto, per motivi economici non si intende lo stato di crisi ma ragioni di gestione aziendale. Per esempio un`azienda potrebbe stabilire che sia più utile comprare un software piuttosto che tenere un dipendente al centralino. E` un motivo economico anche se l`azienda non è in crisi. A quel punto l`azienda deve contattare la direzione territoriale del lavoro e comunicarle l`intenzione del licenziamento. Viene istituita una commissione che dovrà gestire la conciliazione e convocare le parti al massimo entro 7 giorni.


Su questo punto gli esperti segnalano le difficoltà maggiori perché è davvero strano che in città come Milano la convocazione possa avvenire entro una settimana quando le cause di lavoro sono 20mila l`anno. Così superata la fase conciliatoria il datore può mandare la raccomandata di licenziamento al lavoratore che ha 60 giorni per impugnarla (basta una lettera) e 270 giorni (dal ricorso) per depositare l` impugnazione.


Il giudice dovrà verificare se si tratti di motivi economici mascherati o meno, tenendo presente che, nel caso accertasse che i motivi sono realmente legati alla gestione, non può entrare nel merito della scelta aziendale. La causa abbreviata deve permettere al giudice di accertare prima se realmente la ragione del licenziamento è economica. Se questo aspetto non è accertato il licenziamento verrà dichiarato nullo, se è confermato, si passerà alla quantificazione dell` indennizzo che va da 15 a 24 mensilità. In questo frangente il giudice terrà conto anche di un eventuale rifiuto del lavoratore di accettare l` intervento di un`agenzia di ricollocamento.Così il giudice può decidere, se lo ritiene opportuno, un indennizzo economico.


Ma la questione davvero spinosa per i sindacati non è tanto riconducibile al fatto che la normativa non preveda il reintegro, quanto al possibile rischio che tutti i licenziamenti, anche quelli disciplinari e discriminatori, vengano presentati come economici. Una soluzione accettabile per scongiurare il pericolo del proliferare dei licenziamenti per motivi `economici`, potrebbe essere introdurre una norma che preveda una sorta di `precedenza`, da far scattare in caso di nuove assunzioni e nei successivi cinque anni, a vantaggio del lavoratore licenziato per motivi economici.

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