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Dolomiti Venete

Per scoprire i luoghi della Grande Guerra

Proprio sopra la moderna Cortina è possibile seguire un itinerario del tutto inusuale insieme alle guide alpine della zona per raggiungere l`Osservatorio Italiano di Cima Gallina


puntagallina Montagne uniche al mondo, dichiarate Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, pronte a trasformarsi con la prima neve in un paradiso per chi ama gli sport invernali: 120 chilometri di piste (aperte dal primo dicembre al primo maggio) preparate per gli appassionati di snowboard o di sci alpino e 70 chilometri per chi preferisce lo sci nordico.Sono le Dolomiti venete.
Inoltre, Cortina d`Ampezzo fa parte del comprensorio Dolomiti Superski, 12 località e un solo skipass, per 1220 chilometri di piste complessive. La famosa località sciistica offre divertimento anche a chi desidera provare emozioni nuove e alternative agli sport più classici, così apre le piste anche a k-trak e snowkite.

In zona, poi, si può fare un interessantissimo giro per andare a scoprire i cimeli della Prima Guerra Mondiale.
Un viaggio nel tempo organizzato dalle guide alpine sulle Dolomiti bellunesi. Un percorso adatto a grandi e bambini alla scoperta, a quasi cent`anni di distanza, dei luoghi dei combattimenti che hanno fatto la Storia. Proprio poco sopra Cortina si può partire verso Punta Gallina, accompagnati dalle stesse guide alpine di Cortina, spesso vestiti proprio come nella Grande Guerra. Una penna nera sul cappello, quella degli alpini. Scarponi chiodati, cappotti di lana spessa con cappuccio e un moschetto originale.

La meta, appena dietro un gruppo di un rocce, è l`Osservatorio italiano della Grande Guerra di Cima Gallina. Qui si arriva giusto per godersi la luce del tramonto che fa risplendere `grandi star` come Marmolada e Tofane, le Torri del Falzarego e il Piccolo Lagazuoi. Un panorama da togliere il fiato. Ieri, una vista strategica sul fronte austriaco.
La cima, a quota 2316 metri, si trova proprio in un punto strategico di quello che è stato il fronte di guerra. E per questo motivo, subito diventato un importante caposaldo d`artiglieria, con i cannoni in caverna schierati verso le posizioni austriache del Piccolo Lagazuoi e del Col dei Bos. Ma la posizione venne abbandonata nell`autunno del 1917, durante la ritirata di Caporetto, in cui l`intero fronte dolomitico venne sgombrato in tutta fretta. E le posizioni del Col Gallina caddero in mano agli austriaci.

Oggi, quando si entra nell`osservatorio, parlano da sole la galleria scavata nel ventre della montagna, con tanto di postazione per cannoncino e, più in alto, la baracca comando, con il punto di osservazione, la postazione telefono e, poco più in là, la stufa. Il legno ricopre una roccia altrimenti fredda. Il resto lo aggiungono loro, i due alpini-accompagnatori.
Dicono che lo hanno fatto, e continuano a farlo, per arrivare a capire cosa è voluto dire sopravvivere, combattere – e morire – a duemila metri di quota, quasi cent`anni fa, in una guerra ‘bianca` dove tre quarti dei morti li hanno causati valanghe, neve e freddo, dicono. L`uniforme la portano ormai da anni . Da qualche mese, hanno fatto un passo in più: hanno recuperato, con le loro mani, l`osservatorio di Punta Gallina e la piccola galleria sottostante, ma anche, poco distante, qualche baracca del villaggio militare Edelweiss, con vista sul Col di Lana.

Non per farne un museo, ma per viverci. Senza luce, acqua corrente o riscaldamento che non sia quello della stufa. «Per capire cosa è stato». La loro `follia` si è trasformata nella ciaspola Sulle orme del passato , grazie all`intuizione di Raniero Campigotto, gestore del rifugio Col Gallina.

Ad ascoltare le guide ci sono gruppi di bambini anche di otto anni come adulti di oltre sessanta. Rapiti da una storia che ritorna, nelle loro voci: «Arrivati alla baracca, molti di loro hanno detto `ne è valsa la pena`. I genitori ci stringevano la mano».

All`uscita dall`osservatorio di Punta Gallina, il vento e il freddo pizzicano il viso. Il sole ha lasciato il posto alle stelle. Risplendono Orione e l`Orsa Maggiore.

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